venerdì 5 giugno 2009

Elezioni provinciali 2009. Aspettando il voto

Sabato 6 e domenica 7 giugno i cittadini della provincia di Grosseto saranno chiamati a rinnovare il consiglio provinciale e a eleggere il nuovo inquilino di Palazzo Aldobrandeschi. Comunque andrà a finire, il risultato finale sarà sicuramente una novità, se si pensa che ai due mandati consecutivi ottenuti e portati a termine da Lio Scheggi (centro-sinistra) potrà seguire l’elezione di un giovane candidato del suo stesso schieramento, l’ex sindaco di Roccastrada, Leonardo Marras, se non perfino una clamorosa vittoria dell’ex sindaco di Grosseto, Alessandro Antichi, portabandiera del centro-destra – in fin dei conti sarebbe la prima volta in assoluto per l’istituzione provinciale grossetana.
Sebbene ormai da tempo l’ente provincia sia costantemente sotto l’obiettivo di gran parte dell’opinione pubblica, la quale a più riprese ne richiede la ridiscussione delle competenze se non finanche l’abolizione, la tornata elettorale odierna è attesa al varco con trepidazione. E non solo per il semplice motivo per il quale ogni elezione che si inserisce nell’intervallo compreso tra tornate elettorali “più importanti” costituisce pur sempre un importante termometro per conoscere il pensiero dell’opinione pubblica. Come è noto, infatti, la parte meridionale della Toscana è stata la prima zona “granducale” dove il predominio della cultura politica rossa ha iniziato a sgretolarsi. Da oltre dieci anni a questa parte alcuni dei comuni grossetani più grandi sotto l’aspetto demografico come Castiglione della Pescaia, Orbetello, Monte Argentario e Grosseto, chi più, chi meno, hanno conosciuto sindaci e giunte comunali targate dai partiti del centro-destra, uniti in coalizioni che non di rado hanno registrato successi piuttosto impensabili fino al giorno prima delle elezioni. Così non è mai stato, invece, per il governo provinciale. Cosa succederebbe, è lecito chiedersi, se il vento dovesse cambiare anche a Palazzo Aldobrandeschi, soprattutto in merito ai rapporti che i comuni berlusconiani inizierebbero a intavolare con un’amministrazione provinciale che per la prima volta sarebbe loro amica?

AFFLUENZA, CANDIDATI PRESIDENTI E LISTE
Se nel 1999 l’affluenza per il voto provinciale fu del 78,3%, nel 2004 si registrò quasi lo stesso identico risultato, poiché si presentò al seggio il 78,8% degli aventi diritto, per poco più di 185.000 elettori votanti in entrambi i casi.
Si tratta di numeri stranamente troppo simili, ai quali però soggiace una spiegazione che non può comunque essere esaurita nel solo alto tasso di “civismo elettorale” esistente in Toscana, regione all’interno della quale il calo della affluenza negli ultimi trenta anni è stato molto più tenue rispetto alle altre regioni italiane.
Come nel 1999 e nel 2004, i cittadini che tra qualche giorno si recheranno al seggio per esprimere il proprio voto riguardo alla Provincia di Grosseto potranno votare anche per la composizione della delegazione italiana all’Europarlamento, e viceversa. Parte dell’elettorato maremmano, inoltre, sarà chiamata a votare anche per l’elezione del sindaco in 17 dei 28 comuni che fanno parte della provincia, tra i quali anche Follonica, unico comune oltre a quello di Grosseto nel quale gli abitanti sono oltre 15.000 e dove perciò, se necessario, potrà esserci un secondo turno.
E’ evidente che anche il 6 e 7 giugno prossimi, dunque, all’interno della provincia saranno sicuramente più della metà i cittadini che potranno esprimere ben tre voti per altrettanti diversi consessi e, tra quelli, la scelta di molti dei sindaci maremmani sarà una forte leva per far sì che anche questa volta, è presumibile, potrà esserci complessivamente un’elevata affluenza alle urne.
Sarà altresì interessante controllare il numero di schede bianche, se si pensa che nelle elezioni precedenti si registrarono percentuali assolutamente non ignorabili: quasi 8.000 schede bianche nel 1999 pari al 5,4% dei votanti e circa 6.000 per il 4,0% nel 2004.
Ciò detto, passando ad analizzare liste e candidati presidente che faranno parte del menù elettorale provinciale, va subito detto che rispetto alle tornate del 1999 e 2004 si registra un discreto incremento sia come numero di candidati presidente sia come quantità di liste, a parità di formula elettorale.
Per quanto riguarda gli aspiranti presidenti, siamo passati dai 6 candidati del 1999, passando per i 5 del 2004, agli 8 che si presentano alle elezioni odierne, per un trend portato alla crescita piuttosto che alla diminuzione della scelta elettorale, anche se il calo registrato nel 2004 può bastare per evitare qualunque dubbio in merito a un costante andamento verso l’alto del numero dei candidati nel periodo 1999-2009 che però non può essere evidenziabile.
In merito alle liste, la tendenza all’aumento è ben più visibile e chiara da osservare: se nel 1999 le liste a sostegno dei candidati erano 15, nel 2004 si saliva a 16 e nel 2009 si è saliti al numero record di 19. Incrociando i dati relativi a numero di candidati e di liste presenti sulla schede elettorale, può essere curioso notare che il rapporto medio esistente tra i due parametri si è evoluto in modo disomogeneo nel corso delle tornate elettorali prese in esame. Se nel 1999 vi erano mediamente 2,50 liste a sostegno di ciascun candidato, nel 2004 il numero medio di liste dietro a ogni aspirante presidente saliva a 3,20 per poi scendere vertiginosamente al rapporto esistente nelle elezioni attuali, nelle quali si hanno in media appena poco più di due liste (2,38 per la precisione) a sostegno di ogni candidato presidente. E’ evidente che questi ultimi numeri nella fattispecie non hanno pressoché grande valore anche per il solo motivo che, come è noto, esistono candidati presidenti sostenuti alcuni da un numero corposo di liste e altri magari dalla sola loro lista di riferimento.
Al contrario, può essere ben più interessante notare come alla semplificazione avvenuta nell’ultimo anno all’interno del sistema partitico nazionale (e locale) derivante dalla nascita del Partito Democratico da una parte e del Popolo della Libertà dall’altra, formazioni entrambe sorte in seguito alla fusione di altre forze politiche, sia paradossalmente seguito un aumento di gruppi politici (non solo di quelli creati dai vari “fuoriusciti”) in grado di presentarsi quantomeno alle elezioni provinciali. Il tutto a riprova del fatto che la semplificazione di un sistema partitico tradizionalmente variegato come quello italiano (e di riflesso nelle sue trasposizioni locali) non può avvenire solamente grazie alla creazione di due grossi contenitori basati su un minimo comune denominatore. Si dirà che un conto è partecipare e un'altra questione è lottare per la vittoria e/o ottenere la rappresentanza assembleare, ma il solo aumento degli attori politici comunque presenti nel carnet elettorale deve invece far piuttosto riflettere a monte, vale a dire in merito alla necessità per un numero crescente di gruppi sociali in grado di mobilitarsi di rappresentare le proprie istanze altrimenti ignorate dagli altri, in questo caso maggiori partiti.
Quello che è certo, comunque, è che al primo turno sarà molto probabile una “dispersione di voti” lontano dalle principali liste guidate da Marras (PD) e Antichi (PdL). Per loro i problemi non saranno certo il Movimento Autonomista Toscano e la lista civica guidata da Andrea Mersi, le quali è ipotizzabile non andranno oltre l’1%. Partendo da sinistra c’è da osservare subito che al primo turno la candidatura Marras perderà una parte dei voti della sinistra comunista, nella fattispecie di Rifondazione, presentatasi per conto proprio, ma non quelli dei “dissidenti vendoliani” di Sinistra e Libertà. Voti in meno per il candidato del PD, sempre al primo turno, saranno certamente quelli in appoggio al PdCI, capace di esprimere un’autonoma candidatura a presidente individuata nella figura di Marco Rizzo, come anche i consensi che raccoglierà la lista “Nucleare no, rifiuti zero”, erede naturale dei Verdi che furono, oggi in appoggio al candidato presidente di Rifondazione Comunista, il prof. Roberto Barocci.
Per quanto riguarda lo schieramento di centro-destra, più che fare a meno dei voti del MAT (che nel 2004 sostenne la candidatura della forzista Laura Cutini) lo schieramento guidato da Antichi al primo turno dovrà cedere il passo inevitabilmente alle liste di estrema destra Fiamma Tricolore-Destra Sociale e La Destra-Gioventù Italiana, ognuna con un proprio candidato presidente e ognuna che pescherà i propri consensi nel bacino di riferimento del centro-destra.
In conclusione, la varietà di liste presenti sia a sinistra che a destra rende difficilmente ipotizzabile l’esito finale, anche se potrebbe essere prevedibile un’inevitabile doppio turno se la “dispersione dei voti” avverrà soprattutto a sinistra, vale a dire in favore del candidato presidente di Rifondazione Comunista e degli altri gruppi a lui collegati.
L’impressione, infatti, è che sarà proprio il risultato di Rifondazione, piuttosto che quello delle liste di estrema destra, a fare da ago della bilancia della contesa. A meno di sorprese che, se si pensa al già accennato graduale cambio di colore avvenuto in questi ultimi anni in molte amministrazioni comunali maremmane, non sarebbero poi da considerare tali.

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